La musica contemporanea occidentale, definibile come pop, nelle sue varie accezioni e generi: rock, soul, jazz, easy listening, disco, funky, sino al rap e all hip hop, ha ormai “scoperto” da più di due decenni i suoi legami con le tradizioni musicali delle culture di tutto il mondo, insomma per così dire, le ascendenze e le origini etniche e popolari. In questa prospettiva le contaminazioni di generi e provenienze, di stili e tecniche avvenute negli ultimi anni in ogni ambito della musica cosiddetta leggera, ma anche in quella classica o dotta, non si contano. Anzi si direbbe che la prospettiva principale di una musica di qualità sia diventata, ad oggi, la contaminazione, l’eterogeneità. Inoltre tale movimento va di pari passo, sia come effetto che come manifestazione con due circostanze a largo raggio. La prima è la riscoperta delle proprie origini che molte culture hanno avviato come momento d’identità e riconoscimento collettivo, cosa che naturalmente non poteva non riguardare la musica come una delle espressioni primarie di ogni cultura e convivenza. La seconda ha a che fare con il processo di globalizzazione ormai in corso; un processo che ha inevitabilmente condotto modi differenti di vivere e concepire la vita a confrontarsi, a scontrarsi, ma in fin dei conti a mescolarsi. Il riaffiorare con forza delle singole culture e dei loro linguaggi espressivi, in primo luogo proprio la musica, ha evidenziato una delle facce della globalizzazione, quella denominata “glocalizzazione”, ossia la riscoperta e la valorizzazione dei singoli momenti di una cultura, delle sue tradizioni autenticamente popolari e originari, in una nuova prospettiva globale.
Per queste ragioni e per altre, ad esse collegate, negli ultimi anni si sono moltiplicati gli eventi e le manifestazioni, i momenti d’incontro e di approfondimento sulle peculiarità culturali e di tradizione delle culture, in quella che si potrebbe anche descrivere come una prospettiva etnografica. Quasi una sorta di necessità quella di conoscere, nel nuovo mondo globalizzato, le proprie origini. Come già accennato è stata spesso e volentieri la musica ad assumere il ruolo da protagonista di questi incontri in virtù della sua specificità come linguaggio espressivo, con la creazione di festival e rassegne dedicate alle tradizioni popolari musicali. Le differenze e le diversità culturali dei popoli della terra vengono sì rilevate dai modi diversi di concepire l’espressione musicale, ma questa rappresenta, invece, il linguaggio comune a tutte le popolazioni del nostro pianeta.
Praia World Festival
IlPraia World Festival si inscrive in questa prospettiva di rivalutazione culturale che ha incontrato l’interesse del pubblico; prima di quello appassionato alla musica, naturalmente, di quanti non si accontentano più dei prodotti confezionati dalle grandi case discografiche per il mercato e, man mano, anche di chi desidera conoscere le origini di fenomeni culturali sia della propria che di “altre”, lontane nel tempo e nello spazio, culture. Non è certamente un caso il grande favore e successo che eventi di questo genere riscuotono laddove vengano organizzati. Nel nostro Paese si direbbe che l’approvazione di eventi simili corre, ormai da tempo, di pari passo con la rivalutazione delle numerose tradizioni popolari e culturali che il territorio italiano è in grado di mettere in mostra, per la sua specificità storica, geografica e ambientale: un festival delle tante culture del mondo nel mezzo delle tante culture dell’Italia.
Innanzitutto il Praia World Festival è una vera festa delle musiche del mondo, ossia un momento sostanziale d’incontro di esperienze musicali e non di competizione, non una gara, ma, quasi un resoconto del panorama mondiale: il palco, i palchi sui quali si esibiranno personaggi e artisti significativi provenienti da tutti i continenti nelle loro migliori performance. Sarebbero augurabili anche performance in cui si incontrino con live session, le diverse anime della world music. L’enorme ricchezza delle musiche dei popoli del mondo favorirà di volta in volta la varietà delle proposte offerte al pubblico e agli appassionati. In questo senso si potrà anche scegliere di dare un titolo, oppure un taglio monografico o, piuttosto un tema semantico, alle singole edizioni del festival. Il bacino artistico da cui attingere è così vasto che non ci sarebbero problemi in questo senso; scegliere se privilegiare la musica strumentale piuttosto che quella corale, o una determinata zona geografica, o decidere di valorizzare le voci femminili; oppure le musiche legate a particolari significati simbolici o religiosi, insomma c’è ne sarebbe per tutti i gusti. Naturalmente largo spazio andrebbe riservato alle sonorità della nostra penisola che in quanto a varietà e ricchezza delle espressioni musicali regionali occupa un posto importante nel panorama delle musiche etniche e folcloriche internazionali.
E’ nostro desiderio conciliare il momento dell’intrattenimento con quello dell’approfondimento, della conoscenza di ciò a cui si sta assistendo per andare oltre al “semplice” spettacolo rappresentato, ma comprenderlo nella sua specificità etnologica. A tale proposito si potrebbe organizzare parallelamente allo svolgimento del festival una serie di eventi di approfondimento culturale come seminari, dibattiti, o presentazioni di libri e studi legati ai temi trattati dalle musiche e dalle esibizioni degli artisti, per coinvolgere maggiormente il pubblico e accrescere la curiosità attorno alle proposte del festival. Anche l’organizzazione di mostre parallele al festival potrebbe garantire un crescente interesse: mostre su aspetti delle culture e delle tradizioni che gli artisti portano in scena, non tralasciando ad esempio, esposizioni di strumenti musicali tipici. Insomma offrire una panoramica esauriente sui contesti sociali e storici in cui inserire le differenti espressioni musicali: anche questo potrebbe rivelarsi un fattore di sviluppo della rassegna e di richiamo dei media.
L’aspetto divulgativo del festival è qualcosa da tenere presente per fare in modo che esso non resti un evento isolato da realizzare una volta all’anno, un semplice spettacolo, ma diventi come una specie di “luogo”, di terreno, di spazio fisico e figurato in cui i cambiamenti e le evoluzioni dei costumi musicali possano trovare un modo d’espressione.
Importante appare il fattore dell’inserimento dell’evento nel territorio in cui esso prende vita. Cercare di comprendere l’evento in un tessuto sociale economico e culturale già esistente, trovando il modo di rapportarlo ad esso come veicolo stesso di promozione e sviluppo del territorio. Innanzitutto cercando di stabilire un rapporto sostanziale con la popolazione locale. Ad esempio promuovendo incontri con le popolazioni; magari con i più giovani, scolaresche e studenti, in una prospettiva anche pedagogica per integrare il più possibile la manifestazione nel territorio. Si potrebbe ad esempio istituire una sorta di borsa di studio a nome del festival da riservare ai più meritori giovani musicisti dei luoghi dove si tiene il festival, oppure estenderla all’intero territorio nazionale. E in ottica più generale, istituire una specie di premio-concorso legato al festival dedicato alle giovani formazioni di musica popolare etnica e folcloristica.
Cultura e Turismo
Naturalmente non si può negare che eventi di questo genere risultino spesso dei volani per l’economia dei luoghi dove si svolgono. Le realtà locali dovrebbero essere messe in primo piano con lo sviluppo ad esempio di quel turismo di appassionati che manifestazioni del genere mettono in moto. Anche l’offerta turistica del territorio potrebbe adeguarsi ai tempi di un festival che acquista importanza nazionale e internazionale, con l’offerta di pacchetti-soggiorno speciali dedicati alla fruizione festival.
Un buon veicolo al raggiungimento degli obiettivi preposti potrebbe risultare la creazione di un “mercatino etnico”: una vetrina di prodotti anche questi provenienti da tutto il mondo e naturalmente dai luoghi dove la rassegna si svolge. Prodotti culinari o artigianali, creazioni artistiche, abbigliamento e arredamento, insomma per tutti i gusti. Per i prodotti culinari si potrebbe anche prevedere uno spazio in cui degustare la ricchezza dei sapori e dei gusti che la cucina cosiddetta etnica è in grado di offrire. Questo aspetto dell’arte culinaria non appare secondario.
Il festival potrebbe assumere inoltre una veste itinerante con lo svolgimento, laddove possibile, dei concerti e degli eventi legati ad esso, in cornici diverse, scelte per la loro importanza o bellezza artistica, architettonica e paesaggistica. Un modo anche questo per valorizzare sia il festival che il territorio.
Per garantire continuità, competenze e presenza sul territorio, si potrebbe dare forma e vita ad un’associazione parallela al festival, o meglio un’associazione del festival che si occupi di veicolare l’immagine della rassegna. Uno dei compiti dell’associazione potrebbe essere quello di creare una specie di archivio, di mediateca in cui conservare le testimoniane sonore, visive, fotografiche dei momenti salienti del festival.
Conclusioni
In definitiva il Praia World Festival guardando anche ai risultati lusinghieri del 2007 (2000 spettatori al giorno), va incontro certamente ai gusti del pubblico, non solo come momento di ascolto e godimento della musica, ma in una più ampia prospettiva di riscoperta delle origini, delle tradizioni, dei significati che le tante culture del mondo sono state in grado di creare con una varietà straordinaria.